
Ancora oggi, molte persone confondono la Psicologia Positiva (PP) col pensiero positivo…
Beh, mi spiace deluderti, ma non sono la stessa cosa.
Psicologia positiva Vs pensiero positivo
Il “pensiero positivo” è una sorta di parapsicologia mista ad elementi di spiritualità.
Si basa sul principio che attraiamo quello che pensiamo e crediamo.
Sebbene allettante, questo principio non è scientificamente fondato.
La psicologia positiva, invece, è una vera e propria scienza, basata su rigorosi protocolli e sperimentazioni.
Chiarito questo primo punto, vediamo cos’altro NON è la psicologia positiva.
La Psicologia Positiva (PP) NON è “Pollyannismo”.
Ve la ricordate Pollyanna? Ma sì dai, Pollyanna Whittier, quella dei cartoni animati!
Era una ragazzina di undici anni che, rimasta orfana di entrambi i genitori, andò a vivere da una zia.
Polly (la zia) era una donna austera e rigida. Accettò di prendersi cura della bambina solo per senso del dovere. Pollyanna, però, alla fine riuscì a conquistare anche lei e a farsi voler bene davvero.
Essendo di indole buona, Pollyanna era capace di amare tutti. Perfino questa zia spigolosa e irascibile che, proprio grazie al suo amore, diventò una persona completamente diversa, contenta ed amabile.
Ma qual era il segreto di Pollyanna? Nessun segreto, per la verità.
Era semplicemente una bambina felice ed entusiasta di natura.
In più, utilizzava continuamente “il gioco della felicità”. Glielo aveva insegnato il padre e consisteva nel trovare qualcosa di positivo in ogni situazione.
Ebbene, la PP non è questo. Non è una disciplina normativa che impone a tutti di guardare la realtà sempre e soltanto attraverso occhiali rosa. E non “prescrive” forzatamente positività. Anche perché la positività a tutti i costi non va sempre bene e a volte è fortemente controindicata (te ne parlo in quest’articolo).
Allora cos’è la Psicologia positiva? Facile: è una scienza descrittiva ed evidence-based.
Il “concepimento” della PP
Correva l’anno 1998 e anche quell’anno, come tutti gli anni, si sarebbe tenuto il Congresso dell’American Psychology Association (APA).
L’APA è un’associazione di categoria che riunisce gli psicologi degli Stati Uniti.
Ma è anche un’organizzazione scientifica così estesa e prestigiosa da costituire un vero e proprio faro per la Psicologia Mondiale (non a caso, la letteratura scientifica deve esser prodotta in stile APA).
A quel tempo il Presidente dell’APA era il Dott. Martin Seligman.
Era stato eletto quasi all’unanimità perché negli anni aveva prodotto tanta ricerca sulla psicopatologia. Questo, gli aveva permesso di conquistare una grandissima fama, sia come psicologo che come scienziato. Inoltre, grazie al suo lavoro di ricerca, aveva ottenuto anche la fiducia della comunità scientifica.
Tra tutti i compiti del Presidente dell’APA c’è anche quello di aprire i lavori del Congresso Internazionale. Martin Seligman, in quell’occasione, presentò una relazione introduttiva così innovativa da sembrare quasi rivoluzionaria.
In estrema sintesi disse che la Psicologia Clinica, fino ad allora, si era concentrata troppo sulle zone d’ombra di persone, istituzioni e gruppi e troppo poco sui loro aspetti luminosi.
Questo, senza nulla togliere ai suoi meriti. La Psicologia Clinica, infatti, aveva prodotto tanta conoscenza riguardo alle problematiche psicologiche e relazionali. Inoltre, si era sempre rivelata molto utile sia nell’intervento che nella prevenzione delle suddette problematiche.
Tuttavia, non volendo, la psicologia clinica aveva finito per oscurare aspetti altrettanto importanti della psicologia applicata e cioè quelle qualità e caratteristiche umane che arricchiscono l’esperienza personale ed interpersonale, rendendo la vita degna di essere vissuta.
Il discorso di Seligman suscitò grande interesse e fermento nella comunità scientifica…
Un po’ come accade per tutte le cose nuove, davanti alle quali alcuni si entusiasmano ed altri contestano (forse per paura del cambiamento).
Ad ogni modo, quel giorno fu concepita la Psicologia Positiva che, tuttavia, vide la luce solo due anni dopo.
PP: una “creatura” con due padri
Martin Seligman è oggi conosciuto come il padre fondatore della Psicologia Positiva.
In realtà, sarebbe più corretto dire che è UNO dei padri fondatori.
Sì perché questa branca della psicologia, di padri fondatori ne ha due: lui e Mihaly Csikszentmihalyi, uno psicologo ungherese emigrato negli Stati Uniti, autore della “Teoria del Flow”.
Nell’anno 2000, i due pubblicarono un articolo scientifico che decretò ufficialmente la nascita di questa nuova disciplina., descritta come:
“Una scienza dell’esperienza soggettiva positiva”
(Leggi la citazione completa)
Ma di cosa si occupa questa nuova scienza?
A questo ho dedicato un articolo a parte, che spero vorrai leggere 🙂
E ora, prima di chiudere, due chiarimenti finali
- Il fatto che la Psicologia Positiva si definisca così, non vuol dire che tutto il resto della Psicologia sia negativa. L’aggettivo sottolinea semplicemente il fatto che essa pone l’accento sugli aspetti positivi (contrariamente a ciò che avveniva prima del 2000, quando ci si concentrava quasi esclusivamente su aspetti disfunzionali e/o patologici di persone, istituzioni e gruppi);
- L’accusa di “Pollyannismo” che alcuni sembrano rivolgere alla Psicologia Positiva è del tutto infondata. Difatti, il suo scopo non è negare gli aspetti dolorosi, spiacevoli o negativi della vita.
Tant’è che
“Coloro che studiano argomenti di psicologia positiva riconoscono pienamente l’esistenza della sofferenza umana, dell’egoismo, dei sistemi familiari disfunzionali e delle istituzioni inefficaci.
Gable & Haidt, 2005
Ma l’obiettivo della psicologia positiva è quello di studiare l’altra faccia della medaglia (cioè) i modi in cui le persone provano gioia, mostrano altruismo, e creano famiglie e istituzioni sane.”
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