
Ieri sera si è tenuto l’incontro gratuito online di cui tanto ho parlato, nei giorni scorsi, su Facebook e Instagram. Un appuntamento che, in realtà, era un vero e proprio mini laboratorio dedicato ai benefici dell’arteterapia esperienziale, al ben-essere e alla creatività.
Però, la serata non è andata esattamente come l’avevo pianificata 😔
Innanzitutto, un immancabile imprevisto tecnico che mi ha costretta a connettermi dal telefonino – con lo svantaggio di avere un’inquadratura piccolissima.
Poi, c’erano soltanto tre persone, nonostante le sollecitazioni continue e i tanti inviti inviati . Ci ho pensato tanto, sapete? A un certo punto, sono stata anche tentata di rimandare l’appuntamento. Poi mi son detta:
- molti dei miei contatti sono ancora in ferie e altri avevano già preso impegni;
- dato che il mio è un approccio esperienziale innovativo, è normale che all’inizio ci sia un po’ di timidezza o esitazione a mettersi in gioco;
- quei tre iscritti avevano SCELTO di esserci e meritavano tutta la mia attenzione.
E quindi, nonostante l’esiguità del gruppo, ho deciso di non rimandare. E ho fatto bene, perché:
- quei tre iscritti erano esattamente ciò che desideravo: persone “illuminate” che hanno saputo cogliere al volo l’opportunità!
- la magia del lavoro esperienziale non si è fatta attendere e ha travalicato ogni ostacolo.
Oltre la mente razionale: la magia dell’arteterapia esperienziale
Siamo partiti dal corpo: un po’ di respiro guidato e qualche movimento attivo per sciogliere le tensioni della giornata e riaprire i “canali” dell’ascolto interiore.
Poi, abbiamo lasciato spazio alla pratica espressiva vera e propria.
Niente di complicato, nessun talento richiesto: solo penne che scivolavano libere sul foglio, senza mai staccarsi, per creare uno scarabocchio a tratto continuo. Un gesto elementare, quasi istintivo, capace di disarmare le nostre difese e far scivolare via l’ansia del controllo.
Dal tratto alla storia: gli esiti dell’arteterapia esperienziale
Ma il bello è arrivato subito dopo: in quelle forme apparentemente casuali e caotiche, ognuno ha iniziato a scorgere dei contorni, a individuare delle immagini precise e insospettabili. Da lì, ciascuno ha costruito una brevissima storiella spontanea.
È stata proprio quella narrazione improvvisata e senza filtri a “parlare” davvero al cuore di ogni partecipante, lasciando tutti a bocca aperta per la precisione con cui rispecchiava il loro vissuto interno.
Questo mi ricorda ogni volta una cosa fondamentale: non è la numerosità del gruppo a determinare la riuscita di un evento e la profondità di un incontro. Anzi, spesso è proprio il piccolo capannello a far sì che si crei uno spazio di fiducia unico e protetto, dove far emergere ciò che la mente razionale tende quotidianamente a nascondere.
Le tre parole chiave: Tempo, Incontro e Scoperta
A fine serata, prima di salutarci, ogni partecipante mi ha “regalato” la propria parola chiave. E tutte sono state potentissime:
- Tempo: il valore di fermarsi e regalarsi un momento di ascolto profondo.
- Incontro: la riconnessione autentica con se stessi e la condivisione con l’altro.
- Scoperta: lo stupore di scorgere un significato nuovo dentro un semplice segno grafico.
Inoltre, tutte hanno riferito di sentirsi molto rilassate. Segno che certe esperienze sono dei potentissimi antistress naturali.
Grazie di cuore a voi che avete partecipato, mettendovi in gioco con tanta curiosità e coraggio! ❤️
E tu, ti sei mai ascoltato attraverso un segno?
Esperienze come questa ci ricordano che la creatività non serve per produrre “belle opere”, ma per far parlare la nostra interiorità.
E ora ditemi: vi è mai capitato di lasciar scorrere la penna su un foglio e scoprire che da quel “pasticcio” emergeva una storia che parlava proprio di voi? Raccontatemelo nei commenti!